Ultima modifica: 21 maggio 2018

Dedicato a… Peppino Impastato

Dedicato a Peppino Impastato, in occasione del ricordo che si terrà presso il “Filosi” per i 40 anni dall’anniversario del suo assassinio per mano della mafia

Pagina a cura di prof. Vittoria NICOLO’
Selezione materiali a cura delle proff. Doriana D’ETTORRE e Vittoria NICOLO’

________________________________________

Peppino Impastato

Peppino Impastato, ucciso per mano della mafia
(Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 Maggio 1978)

“Passeggio per i campi con il cuore sospeso nel sole. Il pensiero, avvolto a spirale, ricerca il cuore della nebbia.”

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. E’ per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.” (Peppino Impastato)


icona pdfscheda di lettura del film I cento passi di Marco Tullio Giordana (formato .pdf, link esterno a questo portale)


Video da I cento passi, di Marco Tullio Giordana


icona pdfabstract dal libro Oltre i cento passi di Giovanni Impastato, con illustrazioni di Vauro (abstract in formato .pdf, link esterno a questo portale)


atLink allo Speciale di Rai Educational, intitolato “Impastato, raccontato dal fratello Giovanni”



Ode a Peppino Impastato
dalla mamma Felicia

Chistu unn’è me figghiu.
Chisti un su li so manu
chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni
un li fici iu.

Me fighhiu era la vuci
chi gridava ’nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu
di lo so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.

Chistu era me figghiu
quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti,
omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.

Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari
cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza
chi studìa, ora nesci,
ora torna, la facci
niura come la notti,
ma si ridi è lu suli
chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbutu chinu
di pizzudda di carni
unn’è di Pippinu.

Cca dintra ci sunnu
tutti li figghi
chi un puottiru nasciri
di n’autra Sicilia.
———–
Peppì talìa stu munnu… speramo ca se po cangiare!

(1979)

atLink all’omaggio a Peppino Impastato in “La Storia siamo noi”


atLa biografia di Peppino Impastato


“La Bellezza” da I cento passi, di Marco Tullio Giordana


atLink alla puntata di Hollywood Party (trasmissione radiofonica di RaiRadio3) dedicata all’omicidio di mafia di Peppino Impastato


atLink al podcast (anno 2000) della puntata di Hollywood Party dedicata a Peppino Impastato


atPalermo, anniversario Impastato: apre per tre giorni il casolare dell’omicidio (notizia del 7 maggio 2018)


Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.
(Peppino Impastato)

da I cento passi, Peppino Impastato legge Pier Paolo Pasolini




Il 9 maggio (giorno dell’assassinio di Peppino Impastato) è anche l’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro, che fu ucciso da appartenenti al gruppo terrorista denominato Brigate Rosse.
“Mi piacerebbe tanto che un giorno potessimo ricordare i nostri cari non nel giorno della loro morte – ha scritto Agnese Moro il 09 maggio 2012 in una lettera indirizzata a Giovanni Impastato – ma nel giorno nel quale festeggiamo la nascita della nostra Repubblica, il 2 giugno. Allora avrebbero davvero il loro posto, che non è quello di vittime, ma quello di costruttori coraggiosi di un Paese in cui ci sia posto posto per tutti, con uguale dignità e rispetto”. “Tuo fratello e mio padre erano molto diversi. Ma qualcosa li unisce – aggiunge – qualcosa che viene prima e va al di là del fatto di essere stati uccisi, e per di più lo stesso giorno. Credo che entrambi amassero la giustizia e la liberazione, da ottenere con la mite e coraggiosa strada della democrazia, che è tale solo con l’assunzione di responsabilità da parte di ognuno. Come tanti, prima e dopo di loro, hanno pagato questi amori a caro prezzo. Sapevano che poteva succedere, ma non si sono fermati. Un po’ vorrei che l’avessero fatto e che non ci avessero lasciati soli. Ma era la loro strada. A noi è rimasto l’incarico gravoso di essere testimoni del loro impegno. Per fortuna oggi – conclude Agnese Moro – possiamo condividere questo onere con un numero sempre più ampio di persone, tra cui tanti giovani, che hanno trovato in Peppino e Aldo degli amici che possono accompagnarli e aiutarli a scegliere la strada giusta”.



________________


Percorsi di Educazione alla Legalità 2017-2018








Lascia un commento

 




Autorizzazione all’uso dei cookie. La legislazione europea in materia di privacy e protezione dei dati personali richiede il consenso per l'uso dei cookie. SI ACCONSENTE? Per ulteriori informazioni visualizzare la Cookie Policy. NO, NON ACCETTO - Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi